Con Sotto mentite spoglie, Antonio Manzini costruisce un noir che lavora in sottrazione: meno effetti speciali, più ambiguità; meno clamore, più attrito morale. È un romanzo che chiede attenzione e la ripaga con una tensione che cresce pagina dopo pagina, fino all’insolito climax finale.

Gli intermezzi leggeri, gli scambi di battute più esilaranti del solito, servono ad alleggerire il tono cupo del racconto, facendo quasi da contraltare al deserto interiore di Schiavone, alla sua incapacità di uscire da un loop punitivo ed autolesionista,

Il cuore del libro è l’identità — quella che si mostra e quella che si nasconde. Le “mentite spoglie” non sono solo un espediente narrativo, ma una lente attraverso cui osservare personaggi che si muovono dove verità e menzogna si confondono e ogni scelta ha un prezzo. Manzini evita scorciatoie consolatorie: i suoi protagonisti sono opachi, spesso sgradevoli. Ed è proprio questa coerenza a rendere il racconto così efficace.

La trama prende di mira questa volta l’uso criminale della scienza. È la parte più debole di un romanzo che è, in  realtà un soliloquio di Schiavone, mai così sincero e disperato.

Lo stile è privo di compiacimenti. La scrittura procede per frasi capaci di restituire atmosfera senza indulgere nella descrizione. È un noir che respira realtà, dove la violenza è uno spettacolo clownesco che si fa tragedia.

C’è la critica a una società che concepisce come unico valore il denaro, che compra e vende qualunque cosa. Uomini meschini e avidi, senza cuore e senza pietà, pronti a trovare una fonte di guardagno anche nregli ultimi.

Molti nodi della trama restano irrisolti e conducono a un non finale che sembra preludere a una svolta sia nei rapporti tra i membri della sgangherata squadra di Schiavone, sia forse, con l’arrivo di un nuovo elemento femminile, a una nuova possibilità d’amore per il protagonista. Nonostante i difetti, il romanzo si fa leggere e sembra un sintomo di una vena finalmente ritrovata.

In conclusione, Sotto mentite spoglie è un noir solido e intelligente, che conferma la capacità di Manzini di raccontare il lato più torbido delle relazioni umane senza mai perdere il controllo della narrazione. Un libro che non urla, ma resta addosso. Consigliato a chi cerca nel crime non solo una trama ben congegnata, ma uno sguardo lucido e senza sconti sulla realtà.