Scritture degeneri è un manifesto programmatico firmato da Massimo Carlotto, Patrick Fogli, Loriano Machiavelli e molti altri scrittori e autori.

Il manifesto è firmabile da chiunque, (io l’ho già fatto), abbia a cuore l’industria culturale e letteraria nel nostro paese, industriache vive un momento di grave crisi.

Si avverte l’assenza di una tensione critica, vale a dire la capacità di trasformare la letteratura in uno strumento perturbante di conoscenza, di spregiudicata indipendenza, evitando ogni forma di cristallizzazione del pensiero e dell’esperienza. ( in neretto inserisco le citazioni del manifesto).

La letteratura ormai è diventata un oggetto di mercato, col risultato di un generale svuotamento di contenuto che va a favore della banalizzazione dell’oggetto libro e del suo depotenziamento come fattore pertubante e dialettico. Le idee originali o disturbanti non trovano spazio e le librerie si riempiono di prodotti facili e commerciali.

Autori e autrici non sono spinti a lavorare al meglio perché non è più la qualità a fare la differenza ma la visibilità mediatica, anche se effimera.

Chi legge è deluso dall’offerta, lamenta una scarsa qualità, dirotta il proprio tempo libero su piattaforme che offrono serie tv, podcast e quant’altro a un prezzo decisamente più conveniente e con molta più scelta.

Oggi abbiamo un panorama letterario incapace di affrontare le sfide del presente. Quello che sta accadendo a livello nazionale e internazionale è sotto gli occhi di tutti ma il primo atto dell’industria culturale, e quindi di quella editoriale, è stato adeguarsi.

Come può chi scrive non parlare della guerra, del tentativo di trasformare lo stato di diritto in stato di polizia, della tensione sociale, della disuguaglianza che aumenta, degli attacchi ai diritti civili, dell’inquinamento?

Lo scopo di chi scrive dovrebbe essere quello di descrivere il nostro tempo, di esaminare le sue zone d’ombra e le drammatiche conseguenze di un sistema sempre più disumano, impietoso e manipolatore.

Lo scopo di scrive dovrebbe essere quello di dare voce al silenzio dei media.

In un mondo che ci vorrebbe tutti consumatori e tutti uguali, sono proprio le voci diverse quelle che perdono e si perdono.

Diventa sempre più urgente la necessità di trovare una strada diversa, di scrivere opere rivolte a chi vuole pensare e e trovare nei libri non risposte ma domande angoscianti, illuminanti, poco tranquillizzanti.

Personalmente credo che la politica sia ormai uno stanco retaggio del passato e che cambiato l’ordine dei fattori, il potere abbia sempre lo stesso volto. Destra e sinistra sono categorie crollate col muro di Berlino, ammesso che siano mai esistite. Oggi non ci sono più colori ma sono un uniforme grigio che impregna anche i pensieri.

La scrittura è politica, nel senso più alto del termine e gli scrittori devono fare fronte comune per una scrittura che sia accessibile ma non semplice, urticante, feroce nell’illuminare gli angoli bui dove si annida il male.

La scrittura deve tornare ad essere un salvagente per chi cerca rifugio dalla tempesta, voci discordi da quelle che ci assordano, nuove strade da esplorare.

La scrittura degenere è resistenza, rifiuto di adeguarsi alla maggioranza, nota stonata nel coro del consenso.