Non c’è investigatore privato, poliziotto, o risolutore di enigmi letterario che non abbia qualcosa di Philip Marlowe, il personaggio creato dalla mente geniale di Raymond Chandler, scrittore sottovalutato se mai ce n’è stato uno.

Alcolista, tormentato, introverso, problematico nei rapporti con l’altro sesso ma animato da un senso di giustizia che lo spinge a rischiare la pelle per arrivare alla verità, con Marlowe Chandler ha fissato tutti gli stereotipi dell’eroe noir, anche se lui ha sempre considerato Hammet il suo maestro.

La malattia dell’anima di Marlowe si aggiunge alla malattia dell’anima di tutti i protagonistid della grande narrativa del novecento, a quello sgomento che coglie l’uomo dopo la tragedia immane della guerra e gli toglie ogni punto di riferimento, lasciandolo smarrito a brancolare in una notte senza stelle.

Chandler è l’esempio di come a volte la differenza tra letteratura e letteratura di genere, se mai ha avuto un senso ( per chi scrive non lo ha) si annulla di fronte a quello che, semplicemente, è un grande scrittore e basta. La sua maestria nei dialoghi è riconosciuta anche dai suioi detrattori così come al capacità di tenere il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Chandler ha creato un mondo notturno, sporco, corrotto, duro, un immaginario che permea ancora la letteratura e la cinematografia, figlio dei quadri di Hopper, perché Marlowe è disperatamente solo.

Sottovalutato e criticato in patria, forse perché metteva in luce il lato oscuro del sogno americano, l’illusorietà dell’american way of life, forse perché i suoi ricchi sono tutti corrotti e mostruosi, Chandler ha sempre goduto di buone critiche in Francia e in Italia, dove, non a caso, si è sviluppato il nor mediterraneo.

Ha scritto solo otto romanzi, di cui sei sono capolavori e gli altri due migliori della maggior parte di cose che si leggono in giro e una cinquantina di racconti, belli come quelli del suo maestro Hammet.

Tendente all’autodistruzione a mezzo alcol, ha trasposto molto di sè nel suo eroe. senza trovare mai pace nonostante il successo anche cinematografico.

Il volto triste di Bogart è forse quello che meglio rappresenta Marlowe e il suo creatore.

Un grande scrittore da riscoprire, lo dimostra l’omaggio che gli ha reso Roman Polansky con Chinatown, splendido noir che attualizza il mondo di Chandler senza snaturarlo.

Una lettura obbligata per chi ama il genere.

2 thoughts on "Raymond Chandler, l’inventore del noir"

  1. Gianni Priano ha detto:

    Chinatown!!!!

    1. profbertino ha detto:

      Uno splendido film in pieno stile Chandler, un omaggio riuscito.

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