Per gli scrittori noir Rogoredo non è un’eccezione
By profbertino / Febbraio 28, 2026 / Nessun commento / Crime, Noir
Da sempre la migliore letteratura noir italiana e straniera parla di corruzione tra le forze di polizia.

Scriveva Massimo Carlotto, in suo intervento su Facebook, che la brutta storia di Rogoredo è una sorpresa solo per chi non ha occhi per vedere e orecchie per sentire ( o non ha interesse a vedere e a sentire).
In realtà, i migliori scrittori noir italiani, Carlotto e Dazieri su tutti, hanno affrontato più volte nei loro romanzi il tema della corruzione delle forze dell’ordine, per non parlare degli scrittoir americani come Winslow, Ellroy e Chandler, o francesi come Izzo, Manchette, Manotti.
Nel mio piccolo, lo faccio anch’io, da autore indipendente. Nel mio penultimo libro, L’ombra di Marina, raccontavo, tra le altre cose, di un gruppo di poliziotti che taglieggiava gli spacciatori pretendendo in cambio dell’impunità soldi e droga.
Fare il poliziotto è un lavoro duro, malpagato, pericoloso, non è una eventualità remota che qualcuno, per i più svariati motivi, possa cadere in tentazione. Criticare i corrotti, senza vaneggiare di pene aggiuntive e anticostituzionali, è lecito e giusto.
Ovviamente, un poliziotto o un gruppo di poliziotti corrotti è un espediente narrativo interessante che permette all’autore di mettere a nudo i nervi scoperti del Sistema di scandagliare quella zona d’ombra che sta tra il bene e il male.
Attaccare le forze dell’ordine indiscriminatamente è sbagliato, lo è altrettanto santificarli e attribuirgli una sostanziale impunità, come accaduto, per parlare di qualcosa che ho vissuto direttamente, durante il G8 del duemila e uno a Genova. Una mattanza per cui nessuno ha pagato.
Nessuno può negare che se si fossero seguite le indicazioni di questo governo subito dopo il fatto di Rogoredo, la difesa acritica dell’operato del poliziotto e la demonizzazione della vittima, oggi avremmo un presunto assassino e un presunto corrotto in libertà in mezzo a noi.
Nessuno può negare, anche se il ministro degli interni l’ha fatto, che non è stata la polizia a liberarsi delle mele marce ma la magistratura, messa sotto accusa dal governo quando si è verificato il fatto.
Il noir, il crime, chiamatelo come volete, assolve quindi al compito che una volta era della stampa libera, che non esiste più: quello di mordere i piedi del Potere.
