Il noir è un genere letterario che, più di altri, mette sotto la lente d’ingrandimento i mali della società: il crimine dietro la ricchezza di pochi, la corruzione dilagante, la mancanza di valorie etici nella società dei consumi.

I suoi protagonisti sono antieroi, a partire da quel Philip Marlowe che ne è il prototipo. Reduce di guerra, con un disturbo post traumatico da stress, alcolista, Marlowe nasconde dietro il suo apparente cinismo un profondo disagio di fronte all’ingiustizia e all’orrore che stanno dietro al sogno americano.

La malattia quindi, del singolo e della società, diventa la categoria ontologica che definisce il genere. Categoria che non ritroviamo, ad esempio, in altri generi crime come il giallo e il thriller.

Lì la malattia, per continuare a usare la metafora medica, è localizzata e curabile da investigatori, poliziotti, vecchiette “sani”, convinti della bontà del Sistema e della sua capacità di riportare l’equilibrio eliminando o recludendo i violenti.

Il Sistema, nel noir, è la causa stessa della violenza, l’humus da cui si genera la devianza. Non essendoci alternative, gli antieroi del noir possono solo continuare a cercare di svuotare il mare con un bicchiere e, quando la fatica si fa sentire, a vuotare il bicchiere per illudersi di dimenticare quello che li circonda.

Il giallo è il frutto dell’ottimismo della filosofia positivista, dell’idea che la scienza e l’intelligenza possono condurre a una società giusta e regolata. Holmes, Miss Marple, Ellery Queen, Montalbano, Don Matteo, sono i paladini della giustizia in un mondo senza ombre.

Il noir nasce dopo la catastrofe delle due guerre mondiali, in un mondo in cui l’uomo ha perso le sue sicurezza e i suoi valori, navigando alla deriva in un mare sconosciuto. Marlowe, Sam Spade, Hammet, e da noi, l’Alligatore, in parte Rocco Schiavone e pochi altri, vivono nell’ombra e sono figli della notte che si rifiutano di adeguarsi al sonno della ragione.

Per questo il noir è la coscienza critica della società, occupa il ruolo che un tempo era dei mezzi d’informazione, quello di azzannare il potere per i piedi.

Scrivere noir significa danzare col buio rischiando di perdere di vista la fessura da cui passa il raggio di luce che indica la strada per uscirne.