Il tallone da killer, di A. Robecchi
By profbertino / Gennaio 15, 2026 / Nessun commento / Uncategorized

Di Robecchi leggo con piacere i libri che hanno centro Monterossi, che però mi sta cordialmente antipatico. In fondo è un ricco radical chic che collabora all’involgarimento della società collaborando a un osceno programma televisivo che, di tanto in tanto, svuota il mare con un bicchiere correggendo qualche ingiustizia. Mi sembra uno che vorrebbe ma non può perché la vita che ha è troppo comoda per rinunciarvi. Mi diverte e mi fa incazzare a un tempo.
Amo invece incondizionatamente il biondo e quello con la cravatta, killer a pagamento al centro strampalate avventure. Il tallone da killer rappresenta una svolta nella loro storia.
Si tratta di uno di quei noir che ti fanno ridere amaro. Un romanzo che gioca con i codici del genere crime per smontarli dall’interno, senza mai perdere di vista la realtà sociale che racconta e svolgendo al meglio il ruolo di smascherare un mondo spietato. Un libro feroce, apparentemente cinico, in realtà doloroso.
Robecchi prende Milano – la sua Milano – e la trasforma in un palcoscenico grottesco e feroce, dove il crimine non è solo un fatto di pistole e cadaveri, ma una conseguenza logica di un sistema fondato sull’ipocrisia, sul cinismo e sulla disuguaglianza. In Il tallone da killer la violenza è spesso laterale, quasi accidentale, mentre il vero colpo arriva dal tono: sarcastico, amaro, lucidissimo.
I protagonisti sono figure stanche, disilluse, casalinghe, lontane anni luce dall’eroe classico del poliziesco. Si muovono in un mondo dove nessuno è davvero innocente. Robecchi li osserva con uno sguardo che non assolve, ma nemmeno condanna: li espone. E questo li rende tremendamente credibili.
Il biondo e Quello con la cravatta hanno una competitor, altrettanto improbabile, perché la violenza nel mondo di Robecchi è uno strumento come un altro per tirare avanti e non contempla considerazioni morali.
La scrittura è asciutta, rapida, piena di dialoghi che funzionano come fendenti. L’umorismo non alleggerisce il racconto: lo rende più crudele. Si ride spesso, sì, ma è una risata che resta incastrata in gola, perché dietro la battuta c’è sempre un pezzo di verità scomoda. È qui che Robecchi dà il meglio di sé: usare il comico come grimaldello per entrare nell’ombra e mostrare il lato oscuro del presente.
Il tallone da killer è un noir politico a suo modo, un romanzo che parla di potere, di soldi, di sopraffazione, della nostra società, senza mai mettersi in cattedra. Un libro sarcastico e disilluso. È una storia che scorre veloce ma resta nella mente, e che conferma Robecchi come una delle voci più intelligenti e corrosive del noir italiano contemporaneo.
