Come navi nella notte, di Tullio Avoledo
By profbertino / Gennaio 27, 2026 / Nessun commento / Libri
Non solo noir.

Un autore molto particolare che scrive libri bellissimi e intelligenti. Come questo.
Libro strano e bellissimo questo di Avoledo, di un genere al limite dell’inclassificabile.
Distopico, ucronico, thriller, noir, romanzo d’avventura, è tutto questo e altro ancora.
Siamo in un’Italia caduta, dopo il covid, sotto la sfera d’influenza cinese. Un ex poliziotto, Marco Ferrari, che ha accusato i suoi compagni dopo un’irruzione in una scuola di Taranto che somiglia tanto all’irruzione alla Diaz, torna nella sua casa di campagna in Veneto per venderla, mentre la moglie Magda, fotografa tedesca, va in Ungheria a documentare le malefatte del regime.
Un gatto randagio chiede ospitalità nella casa dello scrittore, lui gliela offre e decide di portarlo da una veterinaria, Miriam, tanto bella quanto sfuggente ed enigmatica.
Miriam è uno di quei personaggi femminili di cui non ci si può non innamorare e a cui si perdona tutto. In parte dark lady, in parte ragazza interrotta, vale la pena leggere il libro anche solo per incontrarla, conoscere il suo dolore, la sua incoscienza, la sua innocenza.
Da qui si dipana una trama complessa di cui non rivelo altro, perchè va gustata fino in fondo.
Il Veneto di Avoledo è in mano a gente che si distingue per il colore verde e l’anima nera. Basti questo a far capire che siamo di fronte, tra le altre cose, a un romanzo politico.
La prosa è scorrevole, vivacizzata da un sarcasmo sottile che strappa risate amare e da una tristezza che ricorda certe pioggie d’autunno. Avoledo usa gli stereotipi di genere, di tutti i generi, in modo magistrale così come il crescendo e i cliffhanger a fine capitolo.
In poche parole, se si comincia a leggerlo, Avoledo provoca assuefazione e non lo si abbandona più.
Il fatto che non manchi di beffeggiare, praticamente in ogni suo libro, la Lega, me lo rende simpatico e affine. Perché prendere per il culo il male è un modo per esorcizzarlo.
Un libro divertente, quindi, ma anche inquietante e, mi auguro, non profetico, anche se temo che la strada che ipotizza sia già stata imboccata.
Una delle voci più interessanti in circolazione.
La citazione:
A tavola, tra una portata e l’altra, a mano a mano che il tasso alcolico saliva – lo scrittore mi aveva esposto la sua teoria, secondo cui il tempo non era lineare ma piuttosto simile a un gomitolo di passato, presente e futuro. Tutto, diceva, è avviluppato in questa matassa temporale, per cui tempi lontani se li consideri in una prospettiva lineare sono in realtà vicini, sovrapposti come gli strati di una cipolla.
